GenereCorso online
Data8, Ott 2018 - 30, Apr 2020
TempoArte Medievale
Studente iscritto2
Certificato% di quiz mark
Prezzo300€200€
Prenota ora

Principali manifestazioni dell’arte medievale

La storia dell’arte medievale include, per grandi linee: gli ultimi lasciti dell’arte romana e la loro trasformazione per i nuovi fini del culto cristiano[1] (dalle terme alla rotonda; dal palazzo patrizio alla basilica); in genere, tutto il patrimonio dell’arte paleocristiana, a partire dall’arte delle catacombe e dei sarcofagi[2]; la complessa dialettica tra i sotterranei precedenti classici ed ellenistici, da un lato, e i nuovi apporti dell’arte barbarica, con la sua tradizione dell’ornato a motivi zoomorfi e intrecci lineari, dall’altro; il formalismo dell’arte bizantina e l’estenuante perfezionamento dei suoi canoni figurativi; le nuove sensibilità anticlassiche ed “espressioniste”, condotte in Occidente soprattutto dal monachesimo, in particolare dalle miniature del monachesimo irlandese; la nascita di un “volgare” figurativo in Occidente (fine dell’VIII secolo); le novità espresse dalla scuola romana di mosaicisti che operarono in Santa Maria in Domnica e in Santa Prassede; i mutamenti tecnici delle maestranze lombarde (maestri comacini); i nuovi rapporti architettonici tra massa e luce dell’arte preromanica (come in San Pietro a Tuscania); l’architettura islamica, soprattutto nel suo sviluppo spagnolo e siciliano; il gotico, con le sue evoluzioni nel campo della statica delle strutture.[3]

Presupposti storico-dottrinari

L’arte medievale è normalmente intesa come una propaggine del cristianesimo, come arte “sacra”. Per quanto ciò non sia sempre vero, resta che, fin dall’inizio, la committenza e l’artista medievali si sono confrontati con il compito di condurre i metodi e le possibilità dell’arte nel seno di un discorso teologico: se, dapprincipio, ci si limitò a trasfigurare il naturalismo classico, in seguito si sviluppò una vera e propria pedagogia cattolica, accompagnata dai relativi strumenti di propaganda.[4]

Sul piano del rapporto tra raffigurazione e divino, il cristianesimo aveva alle spalle due visioni assolutamente opposte:

  • Ellenismo: il divino è immerso nell’evidenza di forme naturalistiche e antropomorfe (iconismo)
  • Ebraismo: condanna della rappresentazione figurativa del divino in quanto idolatra (aniconismo)

Sorprendentemente, fu la stessa fede nell’incarnazione di Dio in Cristo a influenzare profondamente la sensibilità artistica dell’Occidente in rapporto alla raffigurabilità del divino. La mediazione cristiana fra l’istanza ebraica e quella greco-latina non si produrrà però all’inizio della diffusione della nuova religione: le prime comunità cristiane sono anzi assai poco interessate all’espressione figurativa, tanto che si servono liberamente di figurazioni pagane. Al più, gli oggetti figurativi vengono allegorizzati, come accade nel caso della vite e del pesce. Ciò dipende appunto più dalla riluttanza a configurare il divino in immagine, secondo quanto prescrive la sensibilità ebraica, che dalla necessità pratica di dissimulare la propria fede.[4]

È dunque da queste due fondamentali impostazioni che deriva la sensibilità figurativa del cristianesimo, secondo i moduli di una figurazione indiretta a tema escatologico che conduce, da un lato, alla dissoluzione del bello classico (OrfeoCristo agli Inferi che libera le anime del limbo) e che si basa, dall’altro, sull’incarnazione del divino come fondamento teorico della possibilità di raffigurare Gesù

 

Sezione1ARTS
Lezione1Chat privata studenti/instructor
Lezione2lecture 2
Lezione3lecture 3
Sezione Quiz
Sezione2Section 2
Lezione4lecture 1 section 2
Sezione Quiz
Quiz finale